C’è qualcosa nella libertà che ci siamo scelti che ci lega in un sodalizio che non ci fa sentire mai soli sebbene siamo più soli che mai in questo amarci di qualcosa che non ha spiegazione e al quale spiegazioni non servono. Un sole leggero si è posato sul buio delle notti solitarie e fredde e fiori freschi sono spuntati nel prato spoglio della nostra anima. Abbiamo tentato in qualche modo di farcene una ragione ma la ragione ha poco a che fare con qualcosa che ragionevole non è. Non voglio legarti a me sebbene ci sentiamo reciprocamente legati. Non voglio ancorare il tuo ricordo a me né cercare di entrare nei tuoi sogni o nella tua vita di tutti i giorni. Semplicemente voglio avere l’opportunità di vederti felice in ogni attimo del tuo giorno e sperare che quel sorriso che incornicia il tuo bel volto si faccia più ampio nel momento in cui ripenserai a noi insieme. Senza nostalgia né tristezza, come un alito di vento che ti accarezza in una sera d’estate in quel momento sarò con te e quel momento sarà il nostro per sempre, e significherà che siamo esistiti l’uno per l’altro e ci siamo incontrati un giorno e la nostra serenità ci accompagna lungo le giornate lente prima del nostro possibile nuovo incontro. Senza aspettative e senza timori. Il sole brilla per un po’ e poi si eclissa o risplende ancora di più. Nessuno può prevedere per quanto rimarrà e a noi resta solo il privilegio di vederlo rischiarare i nostri volti raggianti mentre per mano camminiamo affiancati.

Un mare nero con riflessi rossi le cui acque si aprono scosse dai rumori delle auto di passaggio o dalle grida di un bambino nella strada che passa davanti casa. Poi si richiudono su di me in un’estasi in cui posso sentire il rumore del mio sangue che scorre nelle arterie e il suo ronzio che riempie le orecchie di suoni che mai avrei immaginato di poter ascoltare.

Come si fa quando la sensazione più vaga che ti colpisce in mezzo alla via principale è quella di essere una sfera in un mondo di cubi? lo stato d’animo dell’essere in mezzo alla folla sperduto e per nulla accomunato a loro, gli altri, che ti ronzano intorno col loro brusio di problemi vitali come il nuovo paio d’occhiali rigorosamente di marca o la coda per l’ultimo Ipod. L’angoscia del riuscire ad accaparrarselo in tempo, il concerto di Madonna o Lady Gaga…..
A casa accendi la TV e scopri che anche lì tutto è apparire. Personaggi improbabili che blaterano ovvietà intervallate da applausi più o meno registrati del pubblico più o meno virtuale.
Alla fine ti isoli perché solo in quel modo riesci a ritrovare un po’ di vita, la vera vita, fatta di cose inutili all’apparenza ma pregnanti per sentirti vivo. La povertà forse non è quella che delineano i vari spot dove ti fanno vedere i bambini del terzo e quarto mondo denutriti e ammalati. La povertà vera è quella di un mondo che ti ha impedito di vivere fin dalla nascita e non ha nulla da offrire più che una caricatura di felicità dove devi fingere di essere e recitare la tua parte ben sapendo che è falsa.
Tuttavia non perdi la speranza che ci sia ancora qualcuno, anche lontano, che stia trasmettendo il suo SOS all’universo. Qualcuno che come te ancora ci crede e vorrebbe comunicare.